L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI

INTER-PSV 1-1

Andiamo a casa, o peggio, nell’Europa dei poveri, come è giusto che sia.

Inutile recriminare su quello che fanno gli altri, assai più opportuno leccarsi le ferite e constatare che, come da titolo, certi difetti sono davvero difficili da eliminare.

Ancor più della maglia a strisce verticali nerazzurre, il tratto distintivo di questa squadra è da sempre quello di sbagliare le rimesse laterali e -ben più grave- le partite decisive, quelle senza margine di errore, quelle in cui (porcoildemonio) “dipende tutto da te”.

Era infatti assai improbabile che il Tottenham potesse sbancare il Camp Nou e, in sostanza, il Barça ha fatto quel che doveva. Non si può fargli una colpa se in una partita per loro totalmente inutile fanno riposare un po’ di titolari: in ogni caso segnano dopo pochi minuti e apparecchiano la serata come meglio non potrebbero.

Noi invece il gol lo becchiamo, pure da polli, e pure dal solo giocatore che -a sentire i sedicenti esperti- aveva già esperienza e dimestichezza con i palcoscenici internazionali, vista la pluriennale esperienza in bianconero. Oh! Come no… dribbling della minchia sulla trequarti, palla persa e sifulotto che si accomoda tra le nostre terga.

Il nostro equilibrio, psichico prima ancora che tattico, va a farsi benedire: come se mancasse una manciata di minuti e non quasi tutta la partita, i nostri sparacchiano palloni in avanti alla cazzo, azzardano dribbling e giocate in verticale (Asamoah ancora capofila) che sono la totale antitesi di un approccio alla partita che pure era stato convincente. Ottimo il cross di Icardi che trovava Perisic sul secondo palo: colpo di testa e manata del portiere aiutata dal legno della porta. Insidioso il cross basso dalla sinistra, pochi minuti dopo e sempre sullo 0-0, su cui D’Ambrosio in avviamento colpiva fuori di poco.

Le premesse insomma c’erano tutte. Buon inizio, ottime notizie in arrivo dalla Spagna. Però Tafazzi è in agguato e colpisce.

Tocca fare un rimando al cosiddetto “giorno che non esiste”: al 44′ del primo tempo di “quel” Lazio-Inter, vendemmia 2002, i nostri stavano sopra 2-1 ed in sostanziale controllo del match. Il terzino sinistro di allora (talmente inviso a chi scrive da non volerlo nemmeno nominare) pensò bene di combinare la minchiata del secolo servendo il pari che avrebbe portato alla nostra sconfitta. Ho sempre pensato che, andando al riposo in vantaggio, quel Campionato l’avremmo vinto, a prescindere dal come si fosse arrivati a quell’ultima giornata.

Singolare che ieri sera, in una partita per alcuni versi ancor più importante di quella, sia stato ancora il terzino sinistro a farsi rubare palla e condannarci all’antinferno.
Torno ad un concetto già espresso più volte: quando le tue forze -fisiche ma soprattutto mentali- sono al lumicino, il margine di errore è minimo e, di contro, lo sbaglio rischia seriamente di far saltare le residue energie e gli equilibri così precariamente assemblati.

Detto, fatto. Oltretutto Asamoah è recidivo, visto che da analoga posizione (min. 2.00 di questo nostalgico filmetto) ci fece il graditissimo regalo di perder palla nell’Inter-Juve gestione De Boer, vinta proprio grazie a quell’errore ed alla conseguente capocciata di Perisic.

Torniamo all’oggi. L’intervallo di Inter-PSV arriva come una dose di psicofarmaco, almeno nelle speranze di chi scrive. Che Spalletti faccia capire a questi qua che tempo e modo di riprenderla c’è. Forse…

E le occasioni per quello arrivano, soprattutto con l’andar del tempo: Borja trova benissimo Icardi in area, che spara di sinistro sul palo lungo trovando il mezzo miracolo del portiere. Poco dopo i due si scambiano il favore, con Icardi a servire di testa lo spagnolo per quel che sembra un facile rigore in movimento: la girata è però “masticata” e la palla finisce docile in mani olandesi.

Poco dopo ancora Icardi protegge palla al limite e la scarica per quel che vorrebbe essere il destro a giro di Brozovic, ma che si tramuta in un’arma impropria lanciata all’omino delle bibite.

Politano, anche ieri tra i migliori, mette alla mezz’ora una bella ma difficile palla sul secondo palo, sulla quale il festeggiatore seriale, spregevole frequentatore di stadi iberici, si arrampica riuscendo a capocciarla in porta. Non irreprensibile il loro portiere nella circostanza ma chissefrega, l’1-1 è cosa fatta.

Mancano venti minuti nei quali -è ovvio a tutti tranne che agli 11 in campo- c’è da continuare a spingere per trovare il 2-1. I nostri invece hanno un altro black-out, dopo quello successivo al gol del PSV: si rendono infatti conto che sic stantibus rebus sarebbero qualificati e di fatto traccheggiano senza affondare il colpo.

Ancora una volta, la cosa che fa più incazzare non è tanto questa (anche se già così…) quanto il fatto che l’inevitabile pareggio del Tottenham all’85’ ha l’effetto pavloviano di far riversare i nostri nell’area avversaria, facendo spiovere cross e passaggi come in un disordinato temporale estivo. Ecco Icardi avere un’altra bella occasione (fermato bene dai difensori), ecco Martinez librarsi nell’area piccola per quel che pare essere il cabezazo vincente e si tramuta invece in uno squassante e forte peto (cit.)

Ancora una volta finiamo con un pugno di mosche in mano, a rimuginare sulla sfiga e sul fatto che fino a 5 minuti dal 90′ eravamo qualificati. Tutto vero per carità… Il Barcellona poteva far giocare Messi Suarez e compagnia, darne 4 agli inglesi e tutti contenti.

E’ però abbastanza miope e puerile (vero Scarpini?) attaccarsi a questo o ad altri episodi. E’ un po’ come lasciare tutti i regali di Natale al 24 pomeriggio e poi lamentarsi perchè non riesci a far tutto. Andateaccagare e usate Amazon!

Come vaticinato, temo l’onda lunga di questa eliminazione, che davvero ci fa ripiombare a un anno e mezzo fa. Bravo deve essere Spalletti, e bravissimo Marotta, a far capire alla squadra che -è vero- son delle teste di cazzo, ma che questo girone di Champions ha consentito all’Inter di voltare pagina. La società ha comunque incassato tra tutto una quarantina di milioni che verranno utilissimi in sede di mercato, e l’imperativo categorico dev’essere quello di non disperdere nulla di quanto ottenuto.

Per il resto, ripeto, dell’Europa League poco mi importa. Quand’anche riuscissimo ad andare avanti (usque tandem?), avrei preferito uscire contro il Real Madrid agli ottavi in Champions piuttosto che col Chelsea di turno un giro dopo nella coppetta di consolazione.

SFIGHE, MERITI E COLPE

Molto sinteticamente: Icardi e Politano bravissimi, con un particolare quanto effimero godimento per le critiche preventive rivolte al nostro Capitano, puntualmente rispedite nei deretani dei rispettivi mittenti. Ma su questo vi ammorberò infra.

Politano, e in misura minore la coppia di difensori centrali, sono al momento con Icardi i nostri punti di forza. Brozovic ieri sera non mi è piaciuto, ma è un’altra risorsa fondamentale per quest’Inter.

L’altra metà della squadra galleggia nel mare placido del “senza infamia e senza lode”, o rientra nella categoria “sfighe” o “colpe”. Nel primo gruppo iscrivo gli infortunati Ninja e Vecino, che tanto comodo avrebbero fatto nelle ultime gare. La scelta di escludere Gagliardini e Joao Mario dalla lista di Champions è facile da criticare adesso, ma a mio parere era il minore dei mali.

Le colpe della partita a mio parere vanno distribuite tra Asamoah (spiace ma l’errore è lampante e purtroppo decisivo), Perisic per il perdurante stato di catatonìa e -solo dopo- Spalletti.

Non ho particolari critiche tecniche da rivolgere al Mister sulla formazione schierata e i cambi fatti ieri sera (forse Politano l’avrei tenuto dentro, ma era cotto, mancavano 10 minuti e non è per quello che abbiamo mancato la qualificazione), nemmeno per quel Candreva ripescato un po’ a sorpresa e che invece nel primo tempo ha creato problemi al PSV alternandosi con Politano e D’Ambrosio sulla destra. Un Perisic più pronto, ad esempio, avrebbe potuto sfruttare il bellissimo cross a metà primo tempo che invece è sfilato lungo stante il ritardo del croato.

Volendo trovare il pelo nell’uovo nella gestione tattica di Spalletti, mi ha incuriosito il fatto che Vrsaljko sia subentrato al “Poli” schieradosi a sinistra (lui destro naturale) lasciando il più eclettico D’Ambrosio sulla destra. Ma è una roba che ha sistemato dopo 5 minuti invertendo i due terzini.

Le critiche piuttosto si concentrano sulla parte “motivazionale” e di preparazione alla partita. Non riuscire a reagire dopo l’errore di Asamoah (per quanto importante) vuol dire che la squadra è fragile, e che le energie mentali -come detto- erano al minimo. Aldilà dell’agitare le braccia urlando “Calma! Calma!“, il Mister non è riuscito a convincere i nostri che l’impresa fosse comunque fattibile. E questo, per che è il capitano della baracca da un anno e mezzo, è grave.

L’ostruzionismo degli olandesi ha fatto il resto, con un Van Bommel ancor più intollerabile del solito a istruire perfettamente i suoi all’ammuina e all’infortunio sistematico: il famoso calcio totale orange… Il minchione oltretutto continua a recriminare sulla mancata espulsione di Handanovic nella partita di andata, dando prova di ignoranza calcistica oltre che di innata simpatia.
I nostri hanno solo sperato nella tenuta del Barcellona, anzichè cercare di risolvere la questione in proprio. Il che la dice lunga sulla loro autostima.

NO TAFAZZI PLEASE

Detto questo, che a nessun essere senziente venga in mente di dar seguito alle tante puzzette informatiche che cianciano di allenatore da cambiare e cagate simili. Assodato il fatto che Repubblica, e Andrea Sorrentino in particolare, hanno qualcosa di personale contro l’Inter e contro Spalletti (probabilmente i lupacchiotti de sinistra ancora non gli perdonano l’eccidio di Totti), mi aspetto che Marotta nelle prime uscite da nuovo AD si dichiari entusiasta di lavorare con Spalletti, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno. La fiducia tra Società a Mister mai come in questo momento è da ribadire e dare assolutamente per scontata.

La testa va messa al Campionato per un paio di mesi, cercando di difendere quanto conquistato e recuperare sul Napoli, il che vuol dire vincere lo scontro diretto di Santo Stefano. Quella è la -nuova- partita della vita, che passa però da un paio di fermate intermedie (Udinese e Chievo) nelle quali è doveroso farsi trovare lucidi e cattivi.

E’ COMPLOTTO

Avrei da scrivere per settimane, chè gli ultimi giorni sono stati di una simpatia ancora maggiore del solito nei confronti dell’Inter. Tocca per forza saltare di palo in frasca.

I giorni e le ore precedenti al match sono state all’insegna della polemica e del gufaggio preventivo. L’endoscopia cui è stato sottoposto Icardi, tra compleanno della moglie e blitz a Madrid meriterebbe una lenzuolata all’uopo.

Mi limito a segnalare il taglio basso dell’edizione cartacea della Gazza di lunedì, nella quale si ripete l’effetto-scoop già magistralmente notato anni fa dal prode Stefano Massaron quando si volle spacciare come notizia sensazionale la paparazzata di Wesley Sneijder che fumava una sigaretta fuori da un locale. I soliti olandesi cannaioli…

Immagini sgranate anche in questo caso, con tanto di “tondini” a incorniciare i visi e arditi parallelismi sullo sguardo di Zanetti -per una volta alquanto accigliato e rivolto in basso- e l’umore della Società per la trasferta del proprio Capitano ad una partita cui hanno assistito cani e porci di stanza in Italia e Spagna. Vedere per credere:

Ma ovviamente è solo uno il calciatore che avrebbe fatto bene a non esserci.

Oltretutto la Gazza è recidiva anche nell’edizione odierna: non potendo pubblicare le articolesse sicuramente già pronte, con cui accusare Icardi di scarso impegno, di non aver nemmeno fatto gol (visto che si limita a fare solo quello…) e avendo invece dovuto riconoscere che è stato il migliore in campo, non solo per la rete segnata ma per gli assist non capitalizzati dai compagni, non potendosi dedicare a questo -dicevo- ecco che il prode Andrea Di Caro trova comunque il modo di tornare al blitz di Madrid, chiedendosi retoricamente:


Già, Icardi: al di là del gol segnato e della prestazione, ci chiediamo ancora se sia stato opportuno che il capitano della squadra sia andato a Madrid a vedere il Superclasico River-Boca come un tifoso argentino qualsiasi, sobbarcandosi un viaggio notturno a meno di 48 ore dalla gara più importante dell’Inter. È questo l’esempio da dare ai compagni? Si prepara così una partita di vitale importanza? Il problema non è quanto quel viaggio abbia inciso: è una questione di immagine, regole, comportamenti.

Per chiarire: ne vorrei undici di tabbozzi tatuati come lui, che in campo e in allenamento si fanno un culo quadro e che poi senza vergogna sperperano milioni di euro per fare regali alle mogli. E per fortuna non sono l’unico a pensarla così. Voi tenetevi i finti bravi ragazzi, semplicemente più furbi o più protetti dai media, e accomodatevi cordialmente al furgoncino diretto in discarica.

Icardi è un modello di vita e di stile? Assolutamente no, ed è altrettanto lontano dal prototipo di calciatore che mi piace (Ince, Simeone, Cambiasso, Zamorano, Milito… in questo sono un romantico). Però segna con regolarità impressionante e, non dovendone fare il mio idolo da adolescente, mi va benissimo così.

L’altro giochino cui si sono dedicati i vari scribacchini di corte è stato  il festival del “tanto è facile”: una partita di Champions, ultima e decisiva, per quanto contro l’avversario meno forte del girone, è comunque roba da stringiculo. Oltretutto il PSV è sì meno forte di Tottenham e Barça, ma non è ad ogni modo paragonabile ad uno Young Boys, un Viktoria Plzen e nemmeno ad una Stella Rossa. Ma fa niente: siamo al festival del “non vedo perchè l’Inter non dovrebbe vincere“. Di più, qualcuno si dichiarava “sbalordito se l’Inter non vincesse“. Grazie della fiducia, davvero.

Dopo aver visto “il perchè l’Inter non ha vinto”, il giornalista sconcertante asfalta di marrone anche quanto fatto di buono fin qui, riuscendo a contraddirsi da solo quando scrive:

Nell’Inter la conferma di un limite di gioco apparso chiaro sia col Barcellona che con il Tottenham. Fino all’imprevedibile pareggio col Psv.

Caro Sconcerti, delle due l’una. O l’Inter a Wembley e in Spagna non ha poi fatto così male, e allora era lecito aspettarsi di più col PSV, oppure l’Inter già con Tottenham e Barcellona aveva mostrato limiti di gioco, ma allora il pareggio col PSV non può essere considerato imprevedibile. Ci fai o ci sei?

Questo pezzo della Gazza segna invece una nuova vetta dell’arcobazia giornalettistica: ecco fuse insieme gemme di Same but Different (mezza Juve è a Madrid ma va bene perchè hanno un giorno in più di riposo) e balle inventate di sana pianta:

la delusione per una partita senza tiri che ha portato l’Inter a meno 14 punti dai bianconeri dopo appena quindici giornate di campionato, confermando che il gap tecnico tra le due squadre è ancora decisamente rilevante per provare a insidiare il dominio Juve in Italia”.

La “partita senza tiri” poteva essere 2-0 all’ora di gioco se Gagliardini e Politano (ah.. i nostri ragazzi italiani) avessero avuto piedi e neuroni ben allacciati al resto del corpo. Nessuno poi ha chiesto all’Inter quest’anno di insidiare il dominio Juve in Italia: non si capisce perchè, a sobbarcarsi questo dovere morale, dovrebbe essere la squadra che ha acciuffato il quarto posto negli ultimi minuti dell’ultima partita della stagione scorsa, e non Napoli e Roma che stabilmente da un lustro stazionano tra il secondo e il terzo posto. Ma va beh…

C’è poi tra le critiche post-match un ultimo e assolutamente trascurabile aspetto, che rientra nella solfa del “non è vero però ci sta bene quindi lo scrivo lo stesso“. Come probabilmente sapete, non tollero chi piange (in generale) e ancor meno chi lo fa per una partita di calcio. Le eccezioni concesse sono pochissime. Ora, titolare un pezzo “Icardi in lacrime” per poi leggere nel pezzo stesso che a piangere non è stato lui, semmai -forse- la moglie, non ha di certo contribuito a migliorare la mia giornata nè la reputazione dei giornalisti sportivi ai miei occhi. But nobody says anithing…

Infine, ho notato da più fonti una rigida separazione nei commenti alle eliminazioni di Inter e Napoli, accomunate da gironi assai difficili e dalle rispettive sorti legate all’ultimo match.
E’ chiaro a tutti che il compito più agevole ce l’avesse l’Inter, e nessuno qui sta recriminando sulle giuste e copiose critiche arrivate ai nostri.

Però un minimo di onestà intellettuale ci vuole: il Napoli, già con Sarri, figuriamoci con “Carletto”, è nelle grazie di tutti per il bel giUoco, e ci mancherebbe. Sono una gran bella squadra da ormai tre-quattro anni, mica come l’Inter che “non migliora mai” e che è endemicamente incapace di “avere un giUoco”.
Non è allora logico aspettarsi più da Ancelotti & Co.che dalla solita Inter pazza e balbettante? Perchè bisogna accusare l’Inter di aver subìto lezioni di calcio a Londra e Barcellona e tacere pietosamente sui primi 70′ di Liverpool, nei quali i Reds avrebbero potuto dilagare? Perchè, come summa di tutto ciò, Sky titola rispettivamente e incoerentemente “Disfatta Inter” ed “EuroNapoli” il passaggio delle due squadre in Europa League?

La risposta nel titoletto di questa allegra seziuncella.

Aveva sbagliato già nella foto iniziale… che cacchio ci fa nella fila dei perticoni in piedi?


BRAVI (CIULA)

JUVENTUS-INTER 1-0

Decidete voi se prendere il titolo come bonario complimento o come risentito giudizio a consuntivo.
Per quel che mi riguarda, la seconda che ho detto.

Non c’è altro modo di commentare 90’ nei quali dimostriamo di essere a buon punto a livello di squadra e financo di giUoco, ma nei quali manchiamo di quel cinismo che tante volte ci è stato riconosciuto sotto forma di falso complimento e che tanto ci sarebbe servito.

I piedi fucilati di Gagliardini, la tragicomica carambola tra Icardi e Perisic due minuti dopo, l’insolito balbettìo di Politano nella ripresa, sono peccati troppo pesanti per non essere vendicati alla prima vera occasione dalla Juve.

Spalletti bestemmia i parenti di Vrsaljko fino al terzo grado per richiamarlo sul lancio che fa partire l’azione del gol. Cancelo stoppa e di destro crossa facile sul secondo palo: il croato non riesce a recuperare, Handanovic figuriamoci se esce su un pallone che transita nell’area piccola, Asamoah oppone il suo corpicione insufficiente all’animalanza di Mandzukic e il frittatone è cosa fatta.

E’ un peccato perchè per un’ora buona siamo stati all’altezza della Juve di ieri sera -la quale, si badi bene, non era la miglior Juve della stagione, ma pur sempre una squadra che da sette anni uccide i campionati a cavallo di Natale. 
La formazione iniziale di Spalletti mi lascia perplesso per il contemporaneo inserimento di Vrsaljko e Miranda al posto di D’Ambrosio e De Vrji: sono del parere che i quattro dietro abbiano bisogno più degli altri reparti di giocare insieme ed accumulare automatismi e minuti, e operare due cambi -per quanto frequenti- contro la Juve in trasferta mi è parso alquanto azzardato.

Sarà poi un caso che, dei quattro, i nuovi entranti mi abbiano fatto smadonnare in più di un’occasione (in particolare Miranda mi è sembrato molle e distratto in più frangenti del match), mentre sarà stato il mio pregiudizio negativo a non farmi scaldare nemmeno nella preparazione della bella azione che porta alla ciabattata di Gagliardini a metà primo tempo.

Piccola parentesi rancorosa: Icardi, stretto per tutta la partita nella morsa di Bonucci+Chiellini, mette due volte i compagni soli davanti al portiere. In culo a quelli che “è buono solo a segnare”.

Come dicevo nei commenti post-match, è dai tempi di Cristiano Zanetti che non vedevo un centrocampista tanto impedito quanto il Gaglia nel fondamentale del tiro in porta. La sola cosa buona della sua partita sono stati -purtroppo per lui- i tre o quattro falli subiti, costati un paio di gialli ai bianconeri, il che è sempre una notizia.

Leggo di tanti scandalizzati per il cambio Politano-Borja e mi trovo completamente d’accordo a metà (cit.): se infatti il Gaglia ha almeno l’attenuante di una certa legnosità fisiologica, Politano un tiro così non può sbagliarlo. Dopo la immonda ciabattata l’avrei cambiato all’istante, proprio come sostituzione punitiva. Se però decidi di dargli ancora fiducia, delle due l’una: o lo tieni, e Borja lo fai entrare al posto del succitato Gagliardini, o -se proprio vuoi cavare il Poli- lo fai per inserire Keità o Lautaro.

I quali, in ogni caso, entrano dopo il vantaggio bianconero, quando è chiaro -così come già a Londra- che non c’è alcuna speranza di riacchiappare la partita. Ma mentre a Londra di grosse occasioni non ce n’erano state, a Torino dovevamo essere sul 2-0 e a quel punto sì che Borja avrebbe potuto dare l’effetto camomilla alla partita: nascondi palla e ti fai fare fallo.

Macchè.

In tre trasferte (Londra-Roma-Torino) raccogliamo tanti applausi per la prestazione ma un solo punto.

Martedì arriva LA partita, che segnerà in un modo o nell’altro il resto della stagione. Giocando ancora una volta al giochetto di Febbre a 90° (avresti barattato la vittoria della tua squadretta di scuola per quella dell’Arsenal?) sarò soddisfatto se il magro rendimento in termini di punti fatto vedere nelle ultime settimane sarà compensato dal passaggio del turno in Champions.

In caso contrario, prevedo l’inizio dell’ennesima #crisiInter da cui sarà difficilissimo riprendersi. La classifica è infatti ancora buona, ma come già ricordato il calendario non è dalla nostra e storicamente non siamo bravi a beneficiare dei passi falsi altrui.

Gli altri di solito, quando devono vincere, lo fanno.

LE ALTRE

Il Napoli per esempio non scivola sulla seconda buccia di banana dopo Chievo e regola senza problemi il Frosinone in casa. Consolatorio il modo in cui la Roma, sopra di due gol e due uomini contro il Cagliari, riesca a farsi riprendere sul 2-2.

E’ COMPLOTTO

Incredibilmente non c’è molto da segnalare sul Derby d’Italia: partita tutto sommato tranquilla, pochi e irrilevanti gli errori arbitrali, nessuna polemica post match.

Un mortorio, insomma.

Per fortuna zuccherosi aggiornamenti arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio.

Paquetà inizia alla grande accodandosi alla pletora di brasileiri uggeggé prontissimi alla lacrima e alla litanìa del sentimento, dell’amore e della grande famiglia.

I media ci vanno dietro, visto che nessuno, nemmeno per sbaglio, ha segnalato il fatto che la sua ultima partita col Flamengo è stata una sconfitta casalinga.

Forse perchè è già portatore sano del proporre giUoco.

Purtroppo, proprio quando un’altra anima persa per il mondo approda nel porto sicuro della famiglia dell’amore, altri nuclei familiari presenti a Milanello Bianco sono in procinto di separarsi: i fratelli Donnarumma vedranno le proprie strade dividersi, visto che il maggiore, forse in un sussulto di dignità, preferisce andare a sudarsi la pagnotta altrove, anzichè poltrire in panchina per un milione netto all’anno.

Oltre alla tragicomicità della notizia in sè, da notare come la notizia della Gazza faccia addirittura trasparire (ovviamente ex post) una parvenza di ragione nella condotta di Mino Raiola, qui descritto come “deciso a non rinnovare il contratto in scadenza di Gigio per chiara sfiducia sul futuro della gestione cinese”.

Quindi, ricapitolando: il pizzettaro italo-olandese, accusato 18 mesi fa di essere Satana in persona o giù di lì, reo di voler portare Gigio -manco fosse un decerebrato- via dal suo giardino dei sogni solo per vil danaro, addirittura consigliandogli di non sostenere l’esame di maturità che invece il ragazzo voleva fare, adesso viene totalmente riabilitato non già perchè sentisse puzza di bruciato nel progetto complessivo del Milan, bensì perché aveva capito che il cinese era un quacquaracquà.

Il Milan in quanto tale è sempre innocente, al massimo è il dirigente di turno ad essere inaffidabile, come ad esempio “il cantastorie Max Mirabelli” tornando a citare il sommo pezzo vergato dalla Gazza.

Altro esempio? Ibra. Arrivo dato per fatto ormai da due mesi, con tanto di ricostruzioni storiche accomodate (il giocatore non vede l’ora di tornare nella Milano dove tanto bene ha fatto, damnatio memoriae sul triennio nerazzurro dello Svedoslavo, che ovviamente nei due anni milanisti ha unanimemente dato il meglio della sua carriera…), negli ultimi giorni viene messo quantomeno in dubbio. Forse perchè qualcuno ha ricordato che la UEFA è comunque in debito di una certa qual risposta che potrebbe portare a multe o altre misure tali da suggerire una certa cautela in fase di spesa?

No, macchè: siamo alla volpe e l’uva: in realtà è il Milan ad avere qualche ripensamento, visto che con l’arrivo di Zlatanasso il giovane Cutrone-che-tanto-bene-sta-facendo potrebbe non trovare spazio nelle rotazioni di Ringhio Gattuso.

Il lato B di questo disco di musica demenziale racconta di dubbi sull’integrità fisica dello svedese.

Lisergico.

WEST HAM

Vittoria casalinga in rimonta contro il Crystal Palace, altri tre punti per consolidare le splendida mediocrità di centroclassifica.

LOTTA DURA SENZA PAURA

ROMA-INTER 2-2

Partitao meravigliao, con tante occasioni da una parte e dall’altra, che entrambe potevano vincere e su cui entrambe (ho detto entrambe) possono recriminare.

Spalletti se la gioca col centrocampo pensante: Brozo-Borja-Joao è quanto di più tecnico la nostra mediana possa offrire, e per larghi tratti del match beneficiamo delle loro geometrie.
Ho paura a dirlo, ma il giro palla da dietro pare funzionare, con Brozo ad abbassarsi tra Skriniar e De Vrij, gli esterni a proporsi per lo scarico laterale e uno dei due mediani a mettersi in verticale a centrocampo. Non sarà mai il tipo di gioco che preferisco (pura questione estetica) ma ammetto che anche il piede ruvido di Handanovic sembra trovarsi a suo agio. Così -almeno nelle intenzioni- si evitano i rinvii alla cazzimperio in avanti e si avanza in maniera più ragionata.

D’Ambrosio ancora una volta non fa rimpiangere Vrsaljko, “già disponibile e recuperato” e infatti seduto per 90′ (diobono, almeno state zitti o dite che è convalescente…): di più, il 33 dagli occhi blu mette più cross nel primo tempo che nell’ultimo trimestre, portando prima Perisic a capocciare mollemente a centro porta e poi Keità a segnare l’uno a zero su deviazione al volo di ignorantissimo stinco.

Taccio volutamente su quanto accaduto un minuto prima nella nostra area, rimandando ad apposita seziuncella.

I nostri proseguono sul canovaccio fin lì imbastito e si arriva a fine primo tempo con un palo e una paratissima di Handanovic a compensare i già citati assist dalla destra sfruttati con alterna fortuna dai nostri.

La ripresa vede subito il pari romanista, con un sinistro improvviso di Under: corretta l’analisi dello Zio nel dopogara (e forse anche di Adani in diretta). Asamoah infati non sa se uscire a contrastarlo o seguire Santon che si sovrappone, mantenendosi nella fatale terra di mezzo. Il sinistro del turco è forte e preciso, e Handanovic rimane incenerito.

Su questo il povero Samirone pagherà sempre un minimo di dazio: a mio parere il tiro era imparabile, davvero. Ma tu, caro portiere, almeno devi far finta di buttarti, devi fare la scena, anche solo per non sentirti dire “questo fa le belle statuine”.
Handanovic ormai lo conosciamo bene, è un gran portiere e nessuno lo discute; è però un freddo calcolatore e, così come non farà mai la parata plateale a beneficio dei fotografi, ha una sorta di istinto nel battezzare i tiri sui quali comunque non può arrivare. Non è la prima volta che resta immobile senza nemmeno provare la parata; poi vai a rivederla ed in effetti noti che nemmeno con l’aquilone ci sarebbe arrivato. Certo è che il tifoso obnubilato (eccomi!) vorrebbe vederlo almeno provarci.

Fine dell’approfondimento psico-attitudinale sul nostro portiere.

Contrariamente ad altre volte, il gol preso non mi demoralizza più di tanto, essendo la partita una rappresentazione plastica del concetto “vediamo chi picchia più forte”. Sarà quello, sarà che Icardi è un centravanti della Madonna, sarà che la difesa giallorossa su corner è un’allegra brigata in gita, ma a metà ripresa i nostri sono ancora avanti: corner bello teso di Brozovic a centro area, cabezazo di Icardi a timbrare l’ottavo in campionato e il nuovo vantaggio interista.

Chiaro che a quel punto uno ci spera, anche perchè la Roma, per quanto autrice di una bella partita, non sta facendo sfracelli dalle nostre parti.
Come spesso accade in questi casi, però, ci mettiamo del nostro: ecco che Brozovic di istinto allarga il gomito in area per quello che è un fallo di mani tanto palese quanto ingenuo.
Kolarov fa faccia brutta (cioè la solita) con Under accomodandosi in posizione dal dischetto e la sabongia, per quanto intuita da Handanovic -che stavolta si tuffa-, vale il 2-2 finale.

Come già detto a parenti e amici, dissento dalla chiusa finale di Sapientino Trevisani, secondo cui il pari non serve a nessuno. L’Inter a mio parere aveva come imperativo categorico quello di non perdere; la Roma non aveva altro risultato che non fossero i tre punti per accorciare le distanze.

Checchè se ne dica, i nostri sono là dove devono e vogliono essere: terzi, e per ora ancora più vicini al secondo che al quarto posto. Nessuno gli chiede di vincere il Campionato: a quel punto, arrivare secondi, terzi o quarti fa poca differenza.
Per capirci: il girone de fero di Champions non è figlio del nostro quarto posto in Campionato, ma dell’assenza dall’Europa che conta negli ultimi anni, che ci ha fatto precipitare nel ranking UEFA. Per evitare un analogo sorteggio la prossima estate, tocca battere il PSV assai più di quanto conti arrivare secondi o terzi.

 

TI AMO CAMPIONATO PERCHE’ NON SEI FALSATO

Siamo finalmente a parlare di arbitraggio e di VAR. Qui cercherò di parlare da appassionato di calcio e non da tifoso, nei cui panni tornerò subito dopo questa breve sbrodola bipartisan. Credo sappiate che del VAR penso tutto il bene possibile: è uno strumento che deve tendere alla minimizzazione degli errori, e quanto più può servire al risultato, tanto più va usato.

Fosse per me, quindi, altro che “chiaro ed evidente errore”: usatelo anche per invertire una semplice rimessa laterale, se non è stata assegnata correttamente.

Ma anche con atteggiamenti meno oltranzisti del mio, è francamente inspiegabile il fatto che Rocchi non abbia voluto o non sia stato richiamato a rivedere il contatto D’Ambrosio-Zaniolo. Oltretutto è l’arbitro stesso ad essere impallato da altri giocatori e a non essere nella posizione ideale per valutare bene quel che accade. E invece niente: il tutto con la beffa di essere nominato arbitro dell’anno nelle premiazioni del Galà di ieri sera.

Perchè tutto ciò? il complottista risponde: perchè gli arbitri, checchè ne dicano, il VAR non lo vogliono. Non vogliono perdere quella preziosissima zona grigia in cui poter interpretare, usare il buon senso e la sensibilità tanto care ad alcuni (guarda caso vestiti di quei colori…) e tanto rassicuranti per l’intero mondo arbitrale.

Con questo non voglio assolutamente dire che Rocchi abbia sbagliato per favorire l’Inter – la storia è talmente zeppa di episodi univoci e coincidenti che nemmeno il Romanista arriverebbe a tanto. Ha però un suo Ego da difendere, ed evidentemente l’uomo è talmente piccolo da non poter tollerare la minima interferenza nel proprio operato, ancor di più se l’addetto al VAR è un collega con 10 anni di esperienza in meno.

Il secondo episodio che poi porta al rigore causato da Brozovic è -come dire- troppo evidente per essere ignorato, e quindi in quel caso il nostro accetta il consiglio e va a vederlo, modificando -correttamente- la sua decisione.

Arriviamo a fine partita e all’altro episodio, frettolosamente derubricato da tutti come “spallata” o semplice “contatto di gioco”. Contrariamente all’Orsato di Juve Inter edizione 2017-2018, che continuò per larghi tratti della partita a non fischiare interventi bianconeri sui nostri per far vedere che non veniva condizionato dagli errori commessi, qui Rocchi non ci pensa nemmeno lontanamente a fischiare il contatto Manolas-Icardi, che avrebbe verosimilmente causato una guerra civile nella Capitale ma che fallo era e che come tale andava sanzionato.

Che sia chiaro: in questo caso il VAR poco poteva fare, è proprio Rocchi Horror Picture Show ad essere il colpevole.

Which brings me to the next point…

 

E’ COMPLOTTO

Spalletti non fa bene, fa benissimo a tornare da Caressa & Co. e ficcargli bene in testa (fosse stato per me sarei andato un po’ più in giù…) che gli episodi vanno mostrati tutti, e che i rigori non dati erano due, uno per parte.

Come detto, Sky ha dato il giusto spazio a Totti che, attingendo alla proverbiale ars oratoria, ha espresso le sue rimostranze sull’arbitraggio, contrappuntandolo da chicche da gran signore, del tipo “Guarda che tra poco arriva SpallettiAh beh allora me ne vado“. Quando poi Lucianino da Certaldo è arrivato, la discussione è andata su altri binari e non c’è stato modo di commentare gli episodi contestati.

Quel che torno a sottolineare per la millesima volta è che non dev’essere l’allenatore a fare questo tipo di battaglie, mediatiche ed istituzionali. La Roma non ha fatto parlare Di Francesco, ma ha chiamato quel che reputa essere la voce della società (aho’).

Ausilio, Zanetti, Gardini: dove cazzo eravate? A fare i selfie con Fiorello?

Caro Marotta, spero tu abbia preso atto della condizione in cui siamo e del modo in cui l’Inter viene gestita (internamente) e trattata (esternamente). Se già non ti è chiaro, t’el disi mi: arrivi in una Società diametralmente opposta a quella da cui provieni. Ne siamo orgogliosi e spero che non tarderai a capirne il perchè.

In mezzo al mare di differenze a nostro favore, c’è però questo importante tassello: non c’è nessuno che di mestiere porta avanti gli interessi dell’Inter nelle sedi opportune. Questo è un ruolo che storicamente all’Inter è toccato al Mister di turno, lasciato solo contro tutti a litigare facendo unicamente ricorso alle proprie capacità.

Non va bene: provvedere al più presto.

Singolare, ad esempio, la fretta e la perentorietà con cui Nicchi, Presidente dell’AIA, abbia definito “inconcepibile” l’errore commesso a danno della Roma. Parole assolutamente condivisibili in sè. Peccato per l’assoluto silenzio sull’altro intervento a fine partita. Peccato soprattutto che lo stesso Nicchi, dopo l’altrettanto clamoroso mani di Di Marco in Parma-Inter, invitasse tutti alla calma ricordando che gli errori ci saranno sempre e che bisogna lasciare gli arbitri tranquilli.

Queste le parole testuali usate dal nostro a Settembre nella circostanza:


Usare di più la Var? C’è un protocollo chiaro, e non è cambiato nulla dallo scorso anno: se gli arbitri lo seguono, è ok, se sbagliano non seguendolo è un errore. Il Var ha indicazioni chiare su come essere utilizzato, e purtroppo non cancella tutti gli errori…”.


E ancora:


In Inter-Parma Manganiello e la videoassistenza hanno commesso due errori non andando a rivedere come da protocollo, avrebbero dovuto far uso del supporto video: sul tocco di mano di Dimarco in area e su un fallo di Gagliardini che purtroppo l’arbitro non aveva visto: poteva essere sazionato col giallo o col rosso, ma la Var doveva chiamarlo”.

Tacendo per umana pietà sul fatto che poi Di Marco segnò l’eurogol con la complicità di un compagno in fuorigioco attivo. Trovate le differenze.


LE ALTRE

La Juve sbanca anche Firenze arrivando al match di venerdì contro i nostri già a 40 punti in classifica. Il Napoli riesce a battere l’Atalanta a Bergamo nel finale, mantenendo il -8 dai gobbi e guadagnando altri due punti sui nostri.

Dietro ne approfitta il Milan, che batte in rimonta il Parma grazie a un rigore assegnato col VAR (sarei incoerente se dicessi che non doveva essere dato, ma al solito i cugini riescono ad avere culo anche nella ri-analisi degli episodi in area, visto che di quel fallo di mano non si era accorto nessuno). Fatti i complimenti a Gattuso che con mezza squadra in infermeria riesce a far punti schierando Abate difensore centrale, e ribaditi gli insulti a Cutrone che è davvero scarso e arruffone, ma che segna con preoccupante continuità, arriviamo alle favolette della sera.

Il Milan è infatti a 4 punti dall’Inter, che venerdì andrà a Torino in casa dei cattivi. Il calendario proporrà poi la sfida col Napoli a Santo Stefano, mentre i cugini vanno incontro ad una fase di calendario all’apparenza più agevole. Ecco quindi solleticati gli appetiti delle televisioni locali, che approntano tabelle speranzose e preconizzanti al grido (vecchio ormai di qualche stagione)  “Dài Milan che prendi l’Inter“.

A ciò si aggiunge Cicciobello Marocchi, simpaticissimo nel comunicarci che a suo parere l’Inter non passerà il girone di Champions.
Bontà sua.

WEST HAM

Bella vittoria 3-0 in trasferta contro un derelitto Newcastle che ci lascia a galleggiare in acque ancora tranquille.

VI DO ALCUNI AVISI  (cit.)

La “V” in meno è voluta, essendo la frase da pronunciare con il tono lamentoso e cantilenante di ogni prete che si rispetti prima della benedizione finale.

Il primo è che quel paracarro di Icardi ha vinto il premio per il gol più bello della scorsa stagione (questo, per la cronaca, anche se lui avrebbe votato per questo, ed io per quest’altro).

Non solo: l’inguardabile centravanti che fa solo gol ma non partecipa al giUoco come GUeko è stato votato come Miglior Calciatore della Serie A per la scorsa stagione. Il voto, guarda caso, non è frutto dei giudizi della stampa, bensì degli addetti ai lavori (giocatori e allenatori, che per definizione un pochino di più di calcio dovrebbero capirne…).

Il secondo “aviso” è un’ammenda ad una imperdonabile mancanza nel mio ultimo pezzo sulla trasfera di Londra.

A commentare la partita, da bordo campo, c’era il mio giocatore preferito all time: Paul Emerson Ince, il Governatore, accolto così dai cinquemila interisti al seguito.


I’M LATE. AND SO WHAT?

TOTTENHAM-INTER 1-0

Saranno contenti quelli che accusano l’Inter di avere sgraffignato qualche vittoria di troppo. I nostri, aldilà dei pomposi propositi della vigilia, vanno a Londra con il chiaro intento di portare a casa il punto che garantirebbe la qualificazione. E il piano, diciamocelo, era quasi riuscito.

Tirate le orecchie a Spalletti e Ninja per averlo riproposto da titolare e poi tolto dopo 40’, il resto della squadra mi pare solido e sufficiente per poter portare a casa il risultato.

Pare chiaro fin da subito che occasioni per segnare, nonostante la migliorabile fase difensiva londinese, non ce ne saranno molte, ed è per questo che esaurisco il bonus-madonne sull’occasione capitata a Borja Valero pochi minuti dopo il suo ingresso. Lo spagnolo, autore peraltro di una prestazione assolutamente dignitosa, cincischia col pallone tra i piedi senza trovare il decimo di secondo giusto per tirare una “pesciada al balùn” e farlo rotolare perlomeno verso la porta di Lloris.

Ma prima di analizzare la partita da un punto di vista tènnico, tocca davvero tornare sulla scelta di schierare il Ninja dall’inizio, soprattutto vista l’evoluzione della partita. Se l’ha fatto apposta, Pochettino è stato un mago a tenere la partita in equilibrio fino al 70’ per poi inserire i suoi incursori più pericolosi (Son e Eriksen) quando ormai le difese del nostro sistema immunitario erano cariche di acido lattico e obnubilate a livello neurologico. Il delitto perfetto, non c’è che dire.

Non posso però traslare il ragionamento ai nostri. Se hai uno come il Ninja, splendido tuttocampista che però appartiene alla genìa del calciatore prima di tutto fisico, e che senza quello perde il grosso della sua pericolosità, cerca di utilizzarlo al meglio. Mi spiego meglio per i duri di comprendonio (non voi, quindi, che mi avete capito al volo): parti con Borja Valero, fai girare palla, tieni la posizione e i ritmi bassi. Nella ripresa, se e quando necessario, dentro l’animalanza del tabbozzo belga e andiamo a comandare. Tenere in campo Nainggolan senza che possa correre a dovere è una pena da vedere anzitutto per lui: vederlo accennare la corsa e pensare una frazione di secondo dopo “no meglio di no se no mi scasso” mi fa pensare agli ultimi anni di carriera di Michael Owen e non rende giustizia al nostro numero 14.

Fine della polemica interna.

Anche perchè, per il resto, la squadra fa quel che deve fare. Ad esempio, parte da dietro col palleggio manovrato (almeno nelle intenzioni), che è una cosa che di solito mi manda ai pazzi, non avendo i nostri nel controllo di palla e nella visione di giUoco la specialità della casa. Però in quel caso è giusto insistere, visto che il grosso del pressing il Tottenham lo fa sulla nostra trequarti: saltato quello, poi loro sono assai morbidi e pavidi. Giusto quindi cercare di irretirlo e non sparacchiare lungo sull’isolato Icardi.

Dietro, sia Skriniar che De Vrij si comportano bene, sostanzialmente fino alla bella percussione di Sissoko che viene colpevolmente lasciato avanzare, prima di dar palla a Dele Alli che gira a sua volta per l’accorrente Eriksen: due gol in stagione, due gol con noi (contando che quello dell’andata era anche autorete di Miranda. Te possino).

Subìto il fischione è chiaro che non c’è modo di riprenderla, ed è un peccato per un certo numero di motivi.

Anzitutto la sconfitta ci costringe a giocarci il tutto per tutto contro il PSV in casa, con quel clima da ultima spiaggia che tanto volentieri avremmo evitato.

Secondariamente perchè un orecchio dovrà comunque essere sintonizzato dalle parti di Barcellona, tanto per essere sicuri che i catalani facciano le persone serie e non lascino campo aperto agli Spurs.

La terza e ultima paura è un mix delle prime due, che potrebbe paradossalmente portare a un Barcellona che fa anche il suo dovere, ma ai nostri che si perdono in un bicchier d’acqua.

Insomma, che Natale arrivi presto e con lui questa serie di verdetti di Coppa e Campionato, responsabili di insonnie già patite e ancora da gustare nelle settimane a venire.

 

LE ALTRE

Siamo al paradosso per cui la Roma ne becca un paio dal Real Madrid in casa, dopo essersi mangiata l’incredibile nel primo tempo, ma è comunque qualificata, mentre il Napoli batte 3-1 la Stella Rossa ma dovrà faticare come e forse più di noi per portare a casa la qualificazione. La Juve continua la sua serie e batte 1-0 il Valencia in un girone che riserva la gradita sorpresa finale di un Mourinho alle fasi a eliminazione per la quattordicesima volta su altrettanti tentativi, alla faccia di chi gli vuole male.

 

E’ COMPLOTTO

Noto che è bastata una sconfitta (quella di Londra) per dar fiato alle trombe e farci ripiombare negli intramontabili #crisiinter e #casointer.

Colpevoli di giornata Perisic e il papà di Lautaro Martínez. Il primo a rispondere a domanda precisa e ammettere che sì, gli piacerebbe giocare in Premier League ma che è all’Inter che pensa; il secondo a lamentarsi da chiagneffotte di professione del poco spazio riservato al figlio, pentendosi poco dopo e cancellando la sua scurreggia socialmediatica.

Spalletti risponde come deve, lodando entrambi i giocatori e circoscrivendo le loro uscite al rango di bagatelle o poco più, ma è tutto più che sufficiente per l’ennesimo paragone a distanza tra le due sponde del Naviglio. L’Inter, che tra pochi mesi dovrebbe finalmente uscire dal Settlement Agreement (è un’altra delle cose che dicono ogni anno sul ritornello di “stavolta è la volta buona”), sarà costretta a vendere uno dei suoi gioielli; il Milan con l’arrivo di Gazidis e dato per scontato quello di Ibra aggiunge al carrello della spesa Fabregas (un altro che sono 5 anni che deve arrivare in rossonero) e pare non preoccuparsi per nulla della sentenza in arrivo dalla UEFA. Ma non voglio ammorbarvi più di quanto già fatto recentemente.

Proseguo con una chicca già segnalata al volo in settimana tramite Facebook, riprendendo un sondaggio di European Football Benchmark. Nessuna sorpresa nell’apprendere che la Juve è la squadra più tirata in Italia e l’Inter (non il Milan, anche se dato parimerito) la seconda. La novità simpatttica è che i nostri sono primatisti di un’altra classifica: quella della squadra più odiata.

Commento la cosa riprendendo il laconico hashtag vergato sulla mia pagina FB: #ècompotto.

E’ in un certo senso inevitabile, essendo l’Inter sempre stata “altro” rispetto a tutto ciò che caratterizza il calcio italiano. Bene così, insomma. 

Del resto, per continuare con gli slogan, #noinonsiamoquellarobalà.

Passando a cose più scandalose e tristi, sono inqualificabili le scritte apparse sui muri di Firenze prima del match tra Viola e Gobbi. Farmi essere d’accordo con Andrea Agnelli e Nedved è cosa difficilissima, ma quest’accozzaglia di craniolesi ci è riuscita.

Segnalo una chicca marroncina che stranamente nessuno ha fatto notare, e che secondo me invece dà la misura dell’ignoranza endemica di questa gente: il nome di Scirea era stato inizialmente scritto con la H invece che con la C (vedi foto tragicomica).

Siamo ai livelli di “Indipenza Padana” o “Integraliso leghista”.*

 

*scritte realmente esistenti tra Monza e Vedano al Lambro a fine anni ‘90.

 

COULD WE START AGAIN PLEASE?

INTER-FROSINONE 3-0

Come alcuni di voi già sapranno, non l’ho vista. Sabato sera la parte musicale e rockettara di me ha avuto il sopravvento su quella calcistica, con un godibilissimo Jesus Christ Superstar in quel degli Arcimboldi.

Ted Neeley in discreta forma a dispetto dell’età. Giuda e la Maddalena migliori in campo.

Inter seguita da vero italiano medio con telefonino nascosto nel giaccone, ma senza particolari timori stante l’iniziale vantaggio di Keità e raddoppio del Toro di cui apprendo alla fine del primo atto, subito dopo lavata di mani pilatesca.

Avventurandomi quindi ancora una volta in sentieri a me poco noti, azzardo un’analisi della partita al buio, compiacendomi del largo risultato ottenuto in assenza di quattro titolari (Icardi, Perisic, Brozo e Vecino), e con il fattivo contributo dei succitati marcatori, assistiti da un Politano ormai granitica certezza ed un Nainggolan se non altro semovente. Dietro abbiamo la formazione tipo, non foss’altro che per l’indisponibilità di Vrsaljko e Dalbert.

Il timore del prolungarsi dello stato comatoso visto a Bergamo due settimane fa è per fortuna fugato. Il suddetto timore è direttamente proporzionale alla gradazione di tifo interista: il simpatizzante, e ancor meno il semplice spettatore neutrale, non ha la sufficiente memoria storica per capire quanto un black out contro il Frosinone fosse un reale pericolo, chiarissimo di contro per chi ha più volte assistito a rappresentazioni plastiche di suicidio perfetto.

Invece, 3-0 e tutti contenti, con un ciclo terribile che va a cominciare nelle migliori delle condizioni possibili.

Spiace non riuscire ancora a vedere Icardi e Martinez insieme, se non per scampoli di partita. Occorre però dare credito al Mister che evidentemente non vede nei due potenziale sufficiente per mettere in discussione tutto l’assetto collettivo da centrocampo in su. Ammesso e non concesso che i due possano trovarsi bene (a occhio Lautaro dovrebbe fare la seconda punta e girare intorno a Icardi, senza togliergli troppo spazio… ne è capace?), proporre una siffatta coppia d’attacco vuol dire dover rinunciare ad almeno uno dei tre “sottopunta” attuali:  in estrema sintesi, per far posto al Toro devi cavare uno tra Perisic, Ninja e Politano. E già non è così scontato.

A ciò aggiungiamo il fatto che questa continua ad essere una squadra di calcio e non un’astronave fatta col Lego: non basta cavare e mettere, tocca anche vedere come il nuovo insieme si amalgama e –come insegnano i classici– l’amalgama non lo trovi al mercato…

Niente coppia argentina quindi, non a breve almeno.

Positivo comunque che Spalletti ricorra all’ex Racing con una certa frequenza, risparmiando Icardi nelle giornate pre-Champions, e che nella recente occasione il fin qui impalpabile Keità abbia risposto presente con una doppietta che rende giustizia al giocatore visto in maglia laziale negli anni scorsi. Un riscatto di 34 milioni mi pare quantomeno eccessivo, e a meno di scossoni inopinati da qui a Maggio, credo che a fine stagione verrà ringraziato e rispedito al mittente.

Ad ogni modo, ci sono 6 mesi per far capire di che pasta è fatto e far cambiare idea ai tanti che -non per superbia ma per pura evidenza dei fatti- la pensano come me.

 

AVANTI IL PROSSIMO

Volendo sparare titoloni e frasi a effetto, avrei potuto scrivere “mercoledì ci giochiamo la stagione“. Scenario apocalittico a parte, resta il fatto che uscire da Wembley con un cazzutissimo pareggio ci permetterebbe non solo di passare il turno del girone, ma di farlo con una partita di anticipo e avendo dato dimostrazione di essere solidi e concreti, di non dovere -in altre parole- aspettare l’ultimo treno per passare la frontiera, con tutti i rischi che la cosa comporterebbe.

Limitando lo sguardo alla classifica del girone, un pari a Londra o una vittoria in casa contro un PSV verosimilmente fuori dai giochi sortirebbero lo stesso effetto, dando per scontato che il Barça faccia il Barça e quantomeno non perda con il Tottenham.

Il peso specifico di un passaggio del turno in settimana, d’altro canto, sarebbe di importanza e di lustro imparagonabile, considerando non da ultimo l’ottimo momento di forma degli Spurs, che hanno regolato il mirabolante Chelsea di Sarri offrendo spettacolo e goals in quantità.

E’ insomma un’ennesima prova del nove per Spalletti e i suoi, attesi poi da una doppia trasferta Roma-Torino che molto dirà anche in chiave campionato.

Parliamoci chiaro: all’uscita dei calendari avremmo pagato per essere in queste posizioni, quindi tocca dare continuità al percorso fatto finora e -citando i padri- “porre un limite alle stronzate”.

 

LE ALTRE

Non avevamo bisogno della partita contro la SPAL per capire che la Juve non ha senso dell’umorismo. E del resto, che i torinesi siano genericamente meno simpatici dei napoletani è noto a tutti.

L’umorismo partenopeo dà segno di sé ancora una volta contro il Chievo, regalando altri due punti di vantaggio ai Gobbi ed altrettanti a noi, che arriviamo a un solo punto di ritardo in classifica. La Roma scomoda addirittura i grandi classici della risata capitolina, perdendo -e male- in quel di Udine e scivolando ancor più in basso in classifica.

Il posticipo della domenica propone la Lazio contro i resti di un Milan assai incerottato. Il culo dei cugini però è in forma più che discreta, se è vero che solo la giustizia divina sotto forma di gol al 94′ ha evitato a Gattuso e i suoi di portare a compimento l’ennesima vittoria di cu…ore.

Ringhio il meglio di sè lo concede nella conferenza post-partita rispondendo per le rime a Salvini e candidandosi ipso facto a nuovo leader illuminato del centro sinistra italiano.

 

E’ COMPLOTTO

Curioso come i commenti del pre Lazio-Inter si siano riproposti prima del turno appena concluso.

Là -ricordiamo- lo scontro veniva unanimemente descritto come “buono per il terzo posto”, chè in effetti un successo dei laziali avrebbe comportato l’aggancio in classifica ai nerazzurri e la conseguente coabitazione della terza piazza.

Nessuno allora si era nemmeno peritato di prendere in considerazione l’ipotesi di una vittoria interista fuori casa, che avrebbe appaiato i nerazzurri al Napoli al secondo posto.

Superfluo ricordare come andò all’Olimpico.

Stessa cosa ieri mattina: due distinti giornali radio che presentano Napoli-Chievo come l’occasione per gli azzurri di rimanere a sei punti dalla Juventus e non farla scappare. Del tutto irrilevante il fatto che, per pura contingenza di orari e calendario, l’Inter fosse momentaneamente a pari punti, e che quindi al Napoli la vittoria servisse per mantenere i tre punti di vantaggio sui nostri.

Evidentemente non esistiamo. Siamo come Prodi nella sagace imitazione di Corrado Guzzanti: “io non esisto, io sono morto nel 1974 in un incidente stradale …” (min. 05.40).

La domenica sera la passo ascoltando i piacevoli dialoghi degli ex calciatori al Club di Sky (Bergomi-Costacurta-Cambiasso-Del Piero): tutti personaggi dotati di cervello e di libero pensiero, nessuno che ragiona da “partigiano”, da ex o da tifoso, ma solo facendo funzionare i propri neuroni.

Peccato ci sia Caressa che abbassa la media e voglia sempre fare il fenomeno. Due le perle disseminate durante la puntata. Prima si lamenta della faciloneria e della velocità con cui “tutti” (cioè la stampa, come correttamente gli fa notare il Cuchu) cambiano opinione nel calcio: la Nazionale di Mancini era un disastro dopo le prime due partite, mo’ invece semo li mejo e ce la giochiamo co’ la Francia…

E’ inutile che fai il verginello, è un tipo di giornalismo che non hai inventato tu, ma nel quale sguazzi felice e in buona compagnia ormai da decenni.

Ancor più subdolo e fintamente casuale quando si accoda ai tanti detrattori del Pallone d’Oro, guarda caso proprio nell’anno in cui a vincerlo pare essere Modric e non CR7. Il fatto che Modric sia stato e forse sia ancora assai vicino all’Inter è una finezza che vi consento di non cogliere in quanto non sufficientemente disturbati de capoccia come il sottoscritto.

Del resto già negli anni scorsi la sistematica assenza di Pirlo dalla rosa dei candidati alla sfera aurea era stata oltraggio sufficiente a generare lo snobismo sdegnato dei nostri pennivendoli.

 

WEST HAM

Ne pigliamo quattro dal Manchester City. Come si dice in questi casi “non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

 

CRIBIO

Se è per quello le partite che si devono vincere forse non esistono nemmeno più per Silvio e Zio Fester, se è vero come è vero che il Monza dei bravi ragazzi pettinati si fa rimontare dall’Imolese in una partita che non ha nel punteggio la sua notizia più bislacca.

E’ ai limiti dell’incredibile, infatti, che la Lega Pro abbia scelto proprio Monza (e il suo Presidente, quantomeno assente per decenza) come campo principale su cui manifestare il sacrosanto NO alla violenza sulle donne.

Polpetta succulenta su cui il Geometra -vecchio piazzista- si fionda all’istante, incurante dei trascorsi del proprio datore di lavoro, tra rinvii a giudizio in processi che riguardano lo sfruttamento della prostituzione e frequentazioni con minorenni talvolta dissimulate in azioni di maldestra diplomazia.

Del resto è roba vecchia, acqua passata no? Ora Silvio è solo un simpatico vecchietto che al più è capace di qualche battuta di alto humour che in società fa sempre tanto ridere…

 

… CHE IO GLI HO VOLUTO PIU’ BENE CHE A TE

…Uguale… 

…concludeva la citazione.

Sorvolo sui trascurabili risultati della Nazionale, che da tempo ha smesso di solleticare le mie attenzioni. Registro per puro amor proprio l’ingresso con gol decisivo di Politano, ma nulla più di questo.

Rivolgo invece la mia attenzione alla stampa italiana, sicuro di trovare materiale organico in quantità.

Nella stessa giornata infatti, la Gazza riesce per l’ennesima volta ad equiparare i diversi destini di Inter e Milan. Anzi, a ben vedere stavolta riesce nel triplo carpiato.

Secondo la Rosea il Milan, ascoltato ieri a Nyon dalla UEFA e in attesa di vedersi comminare una multa (vedremo quanto salata), sta preparando un mercato di gennaio coi controcazzi: Ibra, Sensi, Paredes, magari anche Pato, oltre a un paio di difensori e al già acquisito Paquetà (35 bombolons).

Il tutto, ripeto, per una squadra che attende di sapere dalla Svizzera di che morte deve morire, e che però viene descritta quasi minacciosa nei confronti dell’autorità sportiva europea, della serie “sì va beh dammi ‘sta multa ma non rompere i coglioni” (vedasi riquadrino intimidatorio cerchiato di rosso):

Inked Gazza homepage 21 nov 2018

Un’offerta che non si può rifiutare

Sull’altra sponda del Naviglio, manco a dirlo, #benemanonbenissimo.

Pare imminente l’arrivo di Marotta -su cui ancora non mi sono pronunciato perchè ancora sto cercando di capire come la penso, vedete un po’ come sono messo…- e con lui l’accesso a tanti tavoli per i quali finora non avevamo l’invito, visto il sempre migliorabile appeal della nostra società in ambito PR.

La cosa porta vantaggi che sono teoricamente indubbi ma tutti da dimostrare. Peccato però che le speranze, quando a strisce nerazzurre, debbano sempre essere calmierate, chè mica si può illudere i tifosi: quella nerazzurra è e deve rimanere una valle di lacrime.

Ecco quindi immancabile l’ennesimo ritornello dei conti da far tornare, del Fair Play Finanziario che incombe, dei 40 milioni di plusvalenze da generare anche nel prossimo Giugno.

Ecco l’ennesima litanìa datata 21 Novembre, fonte Corriere dello Sport, forse irritato dal presunto interesse di Marotta per il laziale Milinkovic-Savic.

Il serbo piace ma costa. Lotito è storicamente una bottega cara. Ecco quindi che potrebbe servire un sacrificio:

E allora non si potrebbe più escludere che uno tra i vari Icardi, Skriniar, Brozovic, De Vrij e Perisic, ovvero i gioielli nerazzurri, anche per i rispettivi valori a bilancio, venga sacrificato.

Il gufaggio è sistematico ormai da quasi quattro anni, da quando Thohir sottoscrisse con scarsissimo margine di manovra quell’accordo che -per quanto vituperato da tutti- ha permesso all’Inter di essere ancora in piedi e di poter poggiare su basi solidissime.

La solita quota-sfiga associata ai nostri colori è tale per cui il cicciobello con gli occhi a mandorla (immortale cit. ovina) non ebbe neppure la possibilità di provare la più morbida opzione Voluntary Agreement, entrato in vigore pochi mesi dopo l’accordo siglato tra Inter e UEFA.

Di fatto l’Inter ha dovuto (e saputo!) sottostare al diktat UEFA passando per anni di purgatorio, che nondimeno le hanno permesso di mantenere in squadra i pochi giocatori validi acquisiti o già in rosa nel periodo (Icardi, Handanovic, Perisic, Brozovic), rimpinguandoli con operazioni intelligenti e mirate (Miranda, Skriniar, De Vrij, Politano).

Ciononostante, ogni finestra di mercato, estiva o invernale che sia, è costellata da pletore di uccelli rapaci notturni della famiglia degli strigidi (in italiano corrente “gufi”) che preconizzano addii forzati o sacrifici umani sull’altare del break-even.

Vedremo quel che succederà: è anche possibile che, a furia di gufare, o forse solo per fisiologiche necessità di rinnovo della rosa, qualcuno effettivamente venga ceduto dietro presentazione di una soddisfacente offerta economica. A quel punto mi aspetto una canea di mani alzate al grido di “ve l’avevamo detto!” sulla scorta delle bombe di calciomercato di Maurizio Mosca: basta dire che tutti vanno e tutti restano, qualcosa lo azzeccherai di sicuro.

E poi mica è vietato venderne uno forte per prenderne un altro altrettanto forte e magari più giovane. Del resto, e per rimanere a Marotta, la Juve ha negli anni rinunciato a Pogba, Tevez, Vidal, Pirlo, Bonucci (per poi riprenderlo), ma in quei casi tutto era parte di un piano ben preciso, operazioni lodate da tutti in maniera compatta e diligente.

Qui, al solito, siamo al si salvi chi può.

Ecco: sarà interessante capire quanto impiegherà Marotta a passare dall’infallibile stratega di mercato ad “azzeccagarbugli succube della proprietà cinese che non lascia fare il suo mestiere a chi è italiano e conosce il mercato come le sue tasche”.

Mettiamoci comodi, lo spettacolo sta per iniziare! (come se fosse mai finito…)

DUR COME ‘L MUR

ATALANTA-INTER 4-1

Che rende un po’ più l’idea rispetto al -pur più poetico- thick as a brick.

E poi siamo pur sempre in terra di magutti e maniscalchi. E’ proprio su uno dei loro celeberrimi manufatti che i nostri amatissimi ieri hanno tirato una craniata micidiale.

90′ minuti di nulla cosmico, con l’Atalanta che veniva giù da tutte le parti. Quattro pere in saccoccia e il nostro portiere che ne sventa almeno altrettante con parate clamorose.

Spalletti, forse per il campo bagnato, propende per i due “grossi” a metacampo, e quindi la zazzera improponibile di Brozovic ha come fidi scudieri Vecino e il bimbo di casa Gagliardini. Dietro, Miranda e non De Vrij, D’Ambrosio e non Vrsaljko. Confermati gli altri.

Partiamo male e proseguiamo malissimo. DAZN si pianta proprio nell’azione che porta al primo gol di Hateboer, e il mio timore scaramantico è tale da fissare inebetito la rotella che gira sul fermo-immagine del cross da sinistra.

Cazz… se è andato in bomba proprio adesso vuoi vedere che è perchè han segnato?

Il tempo di spegni/riaccendi e il sospetto diventa triste realtà.

Ma non è tanto il sifulotto in sè ad essere un problema (fate finta di credermi…): è piuttosto lo stato di morte apparente dei nostri, completamente alla mercè degli avversari, molto di più di quanto mostrato nelle pur tentennanti esibizioni di Champions col Barça.

Per farla breve, nella sintesi di primo tempo quasi finisco le dita delle mani nel contare 5 o 6 occasionissime e altre 3-4 solamente “normali”. Handanovic come detto ci salva in diverse occasioni, Miranda in ribatte in scivolata un tiro a colpo sicuro e Ilicic si traveste da terzino addizionale riuscendo a tirar fuori da mezzo metro a porta vuota.

Mi trovo a concordare con Cravero che dice “Paradossalmente di questo risultato deve essere contenta l’Inter, mentre l’Atalanta ha solo da rammaricarsi“.

La sola cosa su cui posso recriminare è un fuorigioco fischiato a Perisic, lanciato in velocità e fermato dopo che aveva superato il difensore ed era solo davanti al portiere. E’ una questione di principio, ma mi incazzo lo stesso: fallo andare avanti, diobono! Poi, se segna, vai a controllare se il fuorigioco c’era o no.

Guardacaso fanno vedere un solo replay (male allineato, non si capisce una mazza) e poi più nulla, forse travolti dall’andamento a senso unico della partita.

Epperò, a inizio ripresa, il giramento pallico continua, perchè una botta di culo ci porta a pareggiare su rigore con Icardi.

Ci troviamo quindi, senza nemmeno sapere come, ad avver raddrizzato la baracca (sempre per rimanere in termini di piccola impresa edile), e il mio borbottìo si fa spudorato nel mugugnare “vedi che a lasciare andar via Perisiccio facevamo il furto del secolo…“.

Per la cronaca, il rigore arriva da fallo di mano di Mancini su cui è perfino inutile discutere. Come forse già saprete, sono rigori che non fischierei mai (a mezzo metro dall’avversario, con braccio solo un filo largo, de che stiamo a parla’), ma sull’altare del fine supremo arbitrale -la certezza del diritto, la minimizzazione della zona grigia di interpretazione- mi va benissimo che vengano fischiati tutti, a favore o contro.

Tornando alle mie utopiche speranze, nulla di tutto ciò. La partita vive un quarto d’ora di fisiologico equilibrio, nel quale spero che i nostri si sveglino ed inizino a giocare. Oltretutto l’Atalanta perde un altro difensore, Toloi, schierando così l’intero terzetto di panchinari o supposti tali. Ritmi bassi, e la speranza che i Gaspe-boys abbiano finito la benzina si insinua nei meandri di casa…

Ripeto: nulla di tutto ciò. Il succitato quarto d’ora accademico viene fragorosamente interrotto dalla capocciata di Mancini, che riscatta il “mani” di inizio ripresa e inzucca in porta dopo essersi facilmente insinuato tra i nostri lungagnoni in difesa.

Potrebbe finire lì, perchè è chiaro a tutti che i nostri oggi non ci sono. In più, il jolly ce lo siamo già giocati col rigore.

Invece si va avanti, giusto per pigliare un gol in fotocopia buono per assegnare a Djimsiti il Primo Gol in Serie A e per far segnare il golazo al Papu Gomez, un altro che quando vede Inter si trasforma in un razzo missile.

E ADESSO?

Eh, bella domanda…

La partita della minchia doveva arrivare (non datemi del gufo, please: mi sono limitato a constatare il nostro stato di grazia nell’ultimo mese o giù di lì).

Citando il sommo tra i sommi, non c’è niente di male a cadere. E’ sbagliato rimanere a terra.

Il nostro problema è proprio questo. Come reagiranno i nostri alla solita partitaccia dell’anno. Saranno finalmente maturi abbastanza per digerire la sconfitta, farsi un bell’esame di coscienza e riprendere da dove eravamo rimasti?

Sarà invece l’ennesima spirale negativa che butta per aria le fragili certezze acquisite fin qui?

La pausa non aiuta, ed avremo due settimane di tempo per crogiolarci nel nostro dolore, mentre una dozzina di giocatori sarà in giro per il mondo a cercare di non combinare guai.

Alla ripresa si inizia col Frosinone, e poi nell’ordine Tottenham, Roma Juve, PSV e poi Napoli subito dopo Natale.

Lì inizia il vero deserto, e sono cazzi.

LE ALTRE

Vista la giornataccia, va ancora bene. Vero che il Napoli scula una vittoria nella piscina di Marassi, ma se non altro la Lazio non va oltre il pari a Sassuolo e il Milan -come prevedibile- paga dazio contro la Juve, con la chicca dello psicodramma di Higuain.

La Roma vince e recupera tre punti, ma per ora rimane a distanza di sicurezza.

Insomma, cerchiamo di vedere il lato positivo: siamo terzi a tre punti dal Napoli ed altrettanti dalla Lazio (anzi, mezzo di più perchè con loro abbiamo vinto lo scontro diretto).

E’ COMPLOTTO

Non posso non iniziare con un salto indietro di qualche giorno (vedi che dovevo aspettare a scrivere il pezzo sulla Cèmpionz?)

Ecco un sunto tardivo dei travasi di bile seguenti all’ormai iconico gesto:

Tacconi: “Io avrei dato un bel calcio in culo a Mourinho

Perrone: “Sarebbe il caso che qualcuno rifilasse un paio di scapaccioni a Mourinho

Nesti: “Le tre dita le immagino altrove

Per tacere di altre menti eccelse e celebri per la loro obiettività (Roberto Renga, Paola Ferrari).

Non uno che abbia capito -mi si passi il francesismo- che l’ultima cosa da fare quando lo si è preso in quel posto è agitarsi: così si fa il gioco del nemico.

E invece, dopo ormai 8 anni, sono ancora tutti avvelenati con la persona che, in meno di due stagioni, ha fotografato e battezzato la stampa italiana come meglio non avrebbe potuto. Questi, vuoi per coda di paglia, vuoi per rancore, se la sono segnata, ed ogni occasione è buona per minimizzarne meriti e vittorie e speculare su scivoloni e sconfitte.

Non meritevole di altro se non di una segnalazione en passant è la gufata ipocrita e finto-complimentosa del giornalista Sconcertante, che in settimana vergava il suo parere definitivo sulla partita di Bergamo e nel dopo partita era prontissimo a cambiare cavallo, parlando di Inter divorata dall’Atalanta.

Infine, faccio solo un accenno alla serataccia vissuta da Higuain, che non ho visto in diretta (non so mai contro chi tifare quando quelle due lì giocano contro), avendo di contro visto l’andata di Boca-River.

Il Pipita come detto ha sbagliato un rigore e ha poi definitivamente perso la brocca arrivando a farsi espellere nel finale. Umanamente comprensibile, tutti solidali con un signor centravanti che comunque la sua porca figura in una delle Juventus più forti di tutti i tempi l’ha fatta e che si è trovato a dover togliere il disturbo da un giorno all’altro stante l’arrivo del bellissimo e abbronzatissimo CR7.

Visto allora che avere il puntero de corazon, generoso e arrembante, ha anche dei lati negativi? Tutti a criticare Icardi per la freddezza e per l’essenzialità, ma scenate del genere non ne ha mai fatte.

WEST HAM

Insipido pareggio esterno contro l’Huddersfield che ci mantiene nell’altrettanto insipida posizione di metà classifica.

ata int 2018 2019

Quattro fischioni presi, migliore dei nostri. Vedi un po’ come siamo messi…

 

ALIVE AND KICKING

INTER-BARCELONA 1-1

Va bene. Benissimo. Di più: di lusso.

Pareggiamo una partita che ero incredulo di vedere ferma sullo 0-0 a dieci minuti dalla fine ed ero serenamente rassegnato a perdere dopo il gol di Malcom al minuto 83′.

E invece ci aggrappiamo con due mani alla scialuppa del Titanic e riusciamo a portare a casa un punto d’oro grazie a Icardi.

Con ordine: non rinnego nulla di quanto detto da Spalletti negli ultimi tempi. Il suo lavoro di training autogeno costante merita tutte le mie lodi, purchè si sappia a che gioco stiamo giocando.

Herrera, Trapattoni, Mourinho, negli anni sono stati lodati per le innate capacità motivazionali: i loro calciatori dicevano: “al lunedì ero terrorizzato dall’avversario che dovevo incontrare alla domenica, ora di mercoledì sapevo come fermarlo, all’ingresso in campo ero straconvinto di essere più forte di lui“.

Ecco: la manfrina del “dobbiamo giocare come loro: possesso palla e pressing alto” va benissimo per tenere alto il morale della truppa, ma non è che uno si sveglia alla mattina e pensa “cià, oggi mi sento parecchio Barcellone…“.

Diciamo la verità: il primo tempo di San Siro ha avuto il solo pregio di far rivalutare quello di due settimane fa in Spagna (già non entusiasmante di suo): per il resto assistiamo ad una perfetta macchina da guerra -per quanto con una maglia orrenda-, che si muove costantemente tutta insieme in trenta metri, pronta ad attaccare non appena possibile e altrettanto capace di rimediare i rari passaggi a vuoto nel corso del match.

Impressionante, a mio parere, vedere come le tre-quattro palle conquistate da Icardi a metà campo siano state immediatamente neutralizzate dai catalani nel momento stesso dello “scarico” della nostra punta ai compagni. Giusto il movimento del nostro centravanti -palla indietro e scatto in avanti a prendere il lancio di ritorno- : peccato che ogni volta ce ne fossero due sull’alleggerimento al compagno, e allora ciao còre…

Loro creano parecchio ma sprecano altrettanto, con Suarez a sparare a salve in un paio di circostanze e Handanovic a fare le uova come mai finora in stagione: per distacco il migliore dei nostri.

Per il resto, Vrsaljko ad oggi non dimostra di essere migliore di D’Ambrosio (e la considerazione non vuol tanto essere un complimento per l’italiano -discreto laterale e nulla più- quanto una critica -per quanto costruttiva- al croato vice-campione del mondo). Assai più a suo agio sull’altra fascia Asamoah, che inizia a trovare una giusta intesa con Perisic, altalenante nell’arco dei 90′ ma al tempo stesso pericoloso con diversi cross dalla sinistra. A centrocampo Brozo se la cava benino finchè le gambe lo reggono, ed anche nel quarto d’ora finale è bravo e intelligente a dosare gli sforzi.

Vecino invece vive una serata complicata e legnosa, mai come quella di Nainggolan, in campo solo in virtù del prestigio del match ma assolutamente non in condizioni minime per poter essere presentabile. Non commette disastri, ma uno come lui col freno a mano tirato vuol dire giocare in 10. A saperlo prima, vai di Borja dall’inizio e giòcati il Ninja nei 20′ finali.

Ad ogni modo, il primo tempo finisce a reti bianche e -ripeto- va di lusso.

Il secondo tempo, come all’andata, mostra sprazzi migliori di Inter, posizionati stavolta nell’ultimo quarto di partita invece che nei 15′ iniziali della ripresa. Suarez continua la sua guerra personale contro il mondo, riuscendo a segnare solo dopo un cross con palla già uscita. Lo stringiculo in un certo senso serve, se non altro perchè ci fa capire che non è continuando a farli tirare in porta che possiamo portarla a casa, al netto di un Handanovic che si conferma in serata.

Perisic carbura con l’andar del tempo così come Politano, e il cross del primo libera il secondo a centro area per il colpo di testa che parrebbe a botta sicura: invece fetecchia fuori bersaglio.

Siccome siamo l’Inter, è proprio il neo-entrato più improbabile a farci lo scherzo: quel Malcom strappato alla Roma per 40 milioni (sarebbe meglio dire scippato, ma il Barça agli occhi della stampa europea gode di quell’aurea bontà che dentro ai nostri confini è riservata al Milan, e in quanto tale è ontologicamente incapace di scorrettezze). E’ un po’ la versione UEFA del Primo Gol in Serie A, e infatti il brasiliano si copre la faccia con le mani singhiozzando la propria incredula gioia.

Contingenza a parte, non c’è nemmeno da sacramentare, se non contro De Vrij che si fa anticipare nettamente da Coutinho: il vantaggio è purtroppo più che meritato.

Ma proprio quando penso che l’argine si sia rotto e possa essere imminente la gragnuola di goals, ecco che Candreva e Lautaro, forse perchè entrati da poco, lavorano caparbi sulla destra e piazzano la palla a centro area dove prima Vecino e poi Icardi tentano il tiro in porta. Va male all’uruguagio, benissimo all’argentino che segna con tanto di tunnel ai danni del portiere.

Pareggio che ha dell’inaspettato, per non dire del miracoloso. Ammirevole -e lo dico senza alcun tono dileggiatorio o sminuente- la corsa di Maurito a recuperare palla e portarla in fretta a metacampo per la ripresa del gioco. Non so quelli a San Siro, ma io non ci ho creduto un attimo alla chimera della rimonta. Era però giusto che lui ci credesse, e che provasse a trasmettere la sua voglia a tutti gli altri.

Va bene così, lo ribadisco, anche se paradossalmente la vittoria finale del Tottenham guasta un po’ il clima di impresa.

Ora toccherà andare a Wembley e cercare di portare a casa un altro pari che garantirebbe (se non per aritmetica, almeno per logica) il passaggio del turno.

 

LE ALTRE

In attesa di Juve e Roma, il Napoli fotocopia il nostro risultato riacciuffando il PSG in casa grazie a un rigore. La loro situazione nel girone è migliore come posizione in classifica (primi gli azzurri, secondi i nostri), ma decisamente più fluida nel divenire (lì le 4 squadre sono tutte ancora saldamente in corsa).

Tornando a smandruppare il pallottoliere, ci troviamo nella consolatoria ma scivolosa situazione per cui “dipende tutto da me”. Sapete come la penso a riguardo, però ragioniamo: con un pari a Londra manterremmo il vantaggio contro gli Spurs (a quel punto, anche arrivando a pari punti saremmo in vantaggio negli scontri diretti).

Assai difficile che il PSV possa battere il Barça e quindi avvicinarsi, e anche in quel caso avremmo l’ultima partita in casa contro di loro per poterli tenere a distanza.

Fatti questi calculielli della minchia, buttiamo via tutto. Se vogliamo far finta di essere una squadra seria tocca presentarsi tripallici in casa Tottenham e uscirne imbattuti.

E’ COMPLOTTO

Premetto, anzi ribadisco, la mia antipatia per qualsivoglia spinta autonomista, sia essa padana, nordirlandese, sarda o catalana.

Potete quindi capire il mio massimo godimento alla richiesta di Borja Valero alla conferenza stampa pre-partita, quando ha richiesto ai giornalisti a seguito del Barça domande in castigliano, non in catalano.

 

20181107_175021_LI

Per il resto il pomeriggio calcistico ha riscaldato il mio cuoricione di nostalgico nerazzurro, con un Bobone Vieri splendido (ancorchè appesantito) puntero vincente nella sfida tra vecchie glorie di Inter e Barcelona.

Oggi poco complotto, in compenso due foto.

int bar 2018 2019 icardi

Che poi, vedere Piqué che si lamenta è sempre un gran godimento… Lui e le sue maniche lunghe anche a Ferragosto!

int bar 2018 2019

Luci a San Siro (siam belli, lo sappiamo…)

RICORDO UNA SITUAZIONE ANALOGA…

INTER-GENOA 5-0

I fedelissimi di Mediterraneo non avranno bisogno della spiegazione del titolo. Per i pagani, non trovandosi link in rete (così come non trovavasi volontario per andare a chiamare i Munaron), tocca spiegare che il buon Sergente Lo Russo viveva con sospetto e apprensione la calma apparente dell’isola di Kastellorizo, dove lui e la sua truppa erano stati scodellati in pieno conflitto bellico.

Temeva che da un momento all’altro potesse comparire il nemico e farli secchi.

Ecco; io, come lui, sto scomodo nella comodità.

L’ultimo 5-0 portato a casa dai nostri l’ho visto dal vivo, circa 12 mesi fa nel giorno del Signore dedicato al primo gol in serie A del bomber Brignoli.

Non voglio nemmeno ricordare quanto schifo fece il bimestre seguente a livello di prestazioni calcistiche dei nostri amatissimi eroi in braghette.

E’ vero, le persone intelligenti imparano dai propri sbagli, e le avvisaglie per un nuovo e prolungato passaggio al buio non parrebbero esserci. La squadra sembra più solida e sicura di sè, con maggiori punti di forza e minori lacune.

Non solo: le poche immagini viste del trionfo di sabato sono state sufficienti per darmi la certezza di una squadra che gira a pieno regime e a cui, diciamolo, va anche tutto bene. Non tanto per episodi fortunati sul campo, tipo decisioni arbitrali favorevoli o rimpalli fortunosi che finiscono in gol. No. Parlo di una inerzia positiva che porta Gagliardini a fare due gol in una partita credo per la prima ed ultima volta in carriera, e Joao Mario a riscoprirsi pedina preziosissima del centrocampo nerazzurro. Una dozzina i giocatori della rosa già in gol in questa stagione, la vecchia litanìa del “segnano solo Icardi e Perisic” scivolata già nel cesso con un sottofondo celestiale, e un Mister con il pieno controllo della situazione.

Eppure, torno a ripetere, tutto questo non basta a farmi dormire sonni tranquilli. Vivo nel ricordo di millemila partite sbagliate proprio quando non bisognava sbagliarle, millemila momenti brillanti costruiti con fatica e applicazione e proditoriamente buttati nella fogna come il più inutile degli scarti.

Insomma: in momenti come questo il dilettante sta tranquillo.

Il professionista -modestamente- si caga dentro.

Ho letto con interesse e condivisione un’analisi della Gazza fatta in settimana (mi spiace, anche qui niente link, stasera non trovo una mazza…), in cui si evidenziavano le qualità di “gestore degli umori” di Spalletti, bravo a minimizzare i difetti e difendere i propri giocatori quando le cose non vanno bene e al contempo a litigare con tutti quelli che gli rinfacciano qualsivoglia difetto nelle giornate di buona. Tutto ciò serve a tenere la testa ben allacciata al resto del corpo e ad evitare cali di tensione.

Vediamo quanto riusciremo a reggere: mi pare che già nelle prossime ore dovremmo avere un test alquanto probante.

 

LE ALTRE

Juve e Napoli, così come Lazio e Milan, ci fanno compagnia nello scavare un ulteriore solco tra le prime 5 e le altre 15 in classifica, aiutate -c’è da dirlo- dal concomitante pareggio tra Fiorentina e Roma. Rocambolesco il successo dei cugini che arriva al 97’ dopo un vero e proprio suicidio calcistico dell’Udinese, che pensa bene di buttare nel cesso l’ultimo pallone della serata servendo un contropiede al Milan che si trova quasi incredulo a palleggiare in piena area, prima che Romagnoli piazzi il sinistro ad incrociare. Il tutto a pochi giorni da un’altra sesquipedale botta di culo contro il Genoa, risolta ancora dal difensore capitano e ancora in extra time.

Domenica tostissima trasferta a Bergamo per i nostri, nella stessa giornata che vede in scena “l’amichevole” (leggasi Milan-Juve). Come sempre tiferò per il dirigibile della Good Year (che arriva e si porta via tutto); come sempre finirà a tarallucci e vino con le dirigenze e i giUocatori a complimentarsi gli uni con gli altri.

 

E’ COMPLOTTO 

Curioso come nessuno obietti nulla sulla buona sorte avuta dal Milan nelle ultime due partite. Anzi, siamo a “eh ma il Milan del resto aveva perso il derby al 92’, quindi le cose si pareggiano”. Un par de palle, mi sia consentito dire: il Milan ha perso un Derby che si è sostanzialmente rifiutato di giocare, da quanto era arrendevole e raccogliticcio. Solo la proverbiale buona sorte gli aveva consentito di arrivare al 90’ ancora incolume e, anche volendo ragionare per assurdo, pareggiando quella partita avrebbe guadagnato 1 punto. Di contro, le due succitate botte di deretano hanno portato in dote 4 punti, che, se l’aritmetica non mi inganna, fa un po’ più che pareggiare i conti.

Potere del proporre giUoco.

Del resto siamo sempre al cospetto della squadra dell’Amore, dove tutti sono buoni e si vogliono bene.

Il novello araldo di corte Peppe Di Stefano su Sky ci fa sapere che Castillejo -ovviamente chiamato “Samu” nel solco già tracciato dai vari “Gigio” e “Jack”- si è inserito talmente bene nel gruppo rossonero che parla già italiano.

Caressa, con cui per una volta mi trovo d’accordo, lo percula bonariamente dicendo “eh vabbè è spagnolo mica russo, sarà mica difficile…” e per tutta risposta quello risponde allle tre domande post partita in castigliano stretto, guadagnandosi i complimenti vivissimi per l’italiano da tutto lo studio.

E’ la forza dell’abitudine: con o senza Berlusconi devono sempre trovare qualcosa di bello e buono tra i milanisti che, come ricordiamo, sono #unagrandefamiglia.

 

WEST HAM

Bella vittoria casalinga nel derby cromatico contro il Burnley: 4-2 e classifica a rimettere le cose a posto dopo l’eliminazione dalla Coppa contro i rivali del Tottenham.

 

CRIBIO

L’effetto Bricco Brocchi evidentemente ha le gambe corte come il suo alter ego, visto che i nostri prodi, educatissimi e pettinatissimi catecumeni beccano quattro pere in casa dalla Ternana.

Ancora una volta, piacevole scoprire che tutti i marcatori avversari (Marilungo, Frediani e Nicastro) hanno la barba.

’Sta roba mi fa morire dal ridere ogni volta di più…

 

EA25C112-1684-4D1C-8AEE-D6A20AA6FDA6

Gli incredibili

SQUADRONE?

LAZIO-INTER 0-3

Un partitone mariano, di quelli che a queste latitudini non si vedevano da anni, il poeta direbbe da aaaanni.

Spalletti si gioca il triplo filotto reale ritornato con pallino (cit., altro che candelone operaio…) piazzando Joao Mario in mediana e facendo restare seduto De Vrij per Miranda.

Avendo sentito l’eco del “ma è scemo?” esclamato più o meno all’unisono da tutti gli interisti alla lettura delle formazioni, mi apprusto allo SkyGo corretto Ipad (chè  veniva giù l’ira di Dio e le millemilalire di abbonamento Sky non consentono la visione tramite padella condominiale quando piove…) nel tinello di casa anzichè sulla poltronissima vista TV.

I nostri iniziano ben presto a disporre della Lazio come meglio credono, lasciando qualche scorribanda a un Immobile decisamente non in serata e imbastendo di contro svariate trame offensive. Bello il cross basso di Perisic su cui Icardi non arriva, puntando il piede per terra in stirata rischiando un comico capottamento. Velenoso as usual Vecino in un paio di incursioni, anche prima di arrivare allo spesso cruciale minuto 28 (vero Andrea?).

Quella che a strisce diversamente colorate verrebbe descritta come un’azione corale a conferma della bontà della manovra collettiva, qui viene liquidata col sempre meno sopportabile cliché della “palla che va verso Icardi e non viceversa”.

Ve possino…

Al min. 0.45 la parte “ciccia” dell’azione, dalla quale sono esclusi una decina di passaggetti iniziali (che se li fa il Barça è poetico tiki taka): i nostri vanno “dritto per dritto” fino a un rimpallo conteso e vinto da Icardi -anche con fortuna, non nego, ma pur sempre da quello che “non si muove e sta lì a aspettar palla”- e piazzano poi quattro diconsi quattro tocchi di prima in area di rigore, con esterno destro vincente del nostro numero 9.

Ve possino, n’artra vorta.

Marchegiani minimizza subito il ruolo di Vecino dicendo che la palla arriva a Icardi solo grazie alla deviazione del difensore: io come detto ci vedo un’intesa dei nostri che ricaccia in bocca ai critici la litanìa di un Mauro troppo solo in area e di una manovra che sa solo andare sul fondo e buttare il cross alla spesa in Dio.

La cosa ancor più bella e rassicurante è il quarto d’ora seguente, in cui i nostri si mettono lì e non mollano l’osso: il raddoppio di Brozo (sinistro forte all’angolo calciato da fermo al limite dell’area) arriva sugli sviluppi di un corner che, a sua volta, segue una bella azione chiusa da tiro di Vecino parato da Strakosha.

Sta diluviando anche a Roma, nel frattempo, e viene quasi da implorare pietà a Giove Pluvio per scacciare ogni rischio di sospensione di cotanta bellezza calcistica.

A mio parere gli aquilotti sono alle corde al punto da cercare il terzo gol già in chiusura di tempo, ma i nostri preferiscono non infierire.

La ripresa ha ritmi senz’altro più compassati, con Joao Mario a lasciare presto spazio a Borja Valero. Buona l’ora giocata dal portoghese, che sconta un po’ di disabitudine al campo ma che fa capire come le sue qualità, in una rosa del genere, possano starci eccome.

Con lo spagnolo andiamo a comandare, nel senso che, almeno nelle intenzioni, mettiamo la partita in ghiaccio aspettando il momento buono per maramaldeggiare.

Volando alto potremmo dire che va così, anche se un paio di Madonne i nostri riescono a meritarsele anche ieri. Il corner concesso dopo cervellotico scambio Handanovic-Miranda sulla linea di fondo campo mi è costato più di qualche punto Paradiso, lo ammetto…

Per fortuna è proprio il nuovo entrato a porre fine alle ostilità, servendo alla perfezione Icardi, che si allarga in area giusto-giusto per ricevere la boccia, rietrare sul sinistro e incenerire il portiere.

3-0, il mio risultato preferito. Di più non potevo chiedere, grazie ragazzi.

L’attesa per le interviste del dopopartita inizia a diventare spasmodica quasi quanto la partita in sè, e anche in questa circostanza Spalletti non delude.

Prosegue sulla falsariga del “vaffanculo a prescindere” riuscendo a polemizzare con lo Zio che pure gli fa i complimenti per il partitone ben giocato. Ma aldilà di quello, mi convince quando giustamente fa la parte dell’insoddisfatto parlando di una ripresa da gestire meglio e con meno errori. La tensione, che piaccia o no, deve rimanere a livelli massimali, pena l’implosione del gradevole soufflé in una chiavichetta informe e nauseabonda. Che poi questo porti con sè il rischio di un crollo nervoso da qui a fine stagione è possibile, ma nel caso toccherà al neo Presidente Steven garantire adeguato supporto psichiatrico.

LE ALTRE

La Juve torna a vincere, pur in maniera non limpidissima, sia nel gioco che nei modi. Napoli e Roma invece pareggiano facendoci doppiamente contenti: due punti guadagnati su entrambi e soprattutto secondo posto agguantato in condivisione con Insigne & Co.

Alla faccia dei tanti che hanno descritto Lazio-Inter come “scontro valido per il terzo posto”, forse perchè non era nemmeno concepibile prevedere una vittoria dei nostri.

E invece, sorry, la partita è diventata buona per il secondo di posto.

Ora, ricalco qui il discorso già fatto per il girone di Champions: lottiamo serenamente per la seconda piazza, non avendo -ancora- la struttura e la forza per competere con la Juve nel lungo periodo. Gobbi a parte, però, possiamo e dobbiamo giocarcela con chiunque. Diffido da una Roma attualmente in difficoltà (si ripiglieranno), mentre gufo preventivamente i cugini dando per assodati i tre punti in palio contro il Genoa nel recupero infrasettimanale: pur nella loro mediocrità saranno quarti a parimerito con la Lazio, segno del livellamento dei valori dopo il primo quarto di stagione.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo da quanto successo in settimana, con il cambio al vertice dell’Inter. Citando il vecchio speaker di San Siro potrei dire che

“l’Inter sostituise (lo speaker doveva essere di San Giovanni in Persiceto) il zocatore Thohir col zocatore Steven Zhang”.

Ora, posto che al primo giorno di scuola i propositi sono sempre lodevolissimi e siamo tutti primi della classe, vedremo quanto del tanto promesso il giovane Zhang riuscirà a mantenere.

Il punto, al solito, non è questo, bensì quest’altro:

corsport zhanghete

Un titolo del genere, nemmeno da Tuttosport, ma dal Corriere dello Sport, denota ancora una volta la scarsa considerazione dell’Inter presso l’universo mediatico italiano.

Senz’altro i passi avanti da fare in questo campo sono enormi. Che il ragazzo ne sia consapevole e prosegua sulla strada già intrapresa con Inter Media House.

Passiamo a un altro Luogo Comune Maledetto: i giUovani (possibilmente italiani e senza tatuaggi), il settore giUovanile, unica strada verso il successo per qualunque squadra del globo terracqueo.

Qualche ulteriore dato per spiegare ai duri di comprendonio chi fa settore giovanile in Italia e quale sia (se c’è) la diretta correlazione con i risultati della prima squadra.

Il CIES ci mostra una tabella che dice quel che noi, per una volta alunni diligenti e attenti in classe, già sappiamo: è l’Inter, in Italia, ad aver formato il maggior numero di giocatori militanti nei primi 5 campionati europei.

Siamo indietro con il resto dell’Europa, ma questo è noto.

Quel che vorrei far presente, ancora una volta, è che non necessariamente chi lavora bene a livello di vivaio poi raccoglie in automatico successi a raffica con le prime squadre.

l’Ajax è primatista in Europa nel formare giovani calciatori ma, Olanda a parte, in ambito UEFA fatica da ormai vent’anni a proporre una squadra competitiva.

Della Dynamo Kiev e del Partizan Belgrado non sto nemmeno a parlarne. Fanno un altro mestiere, in un certo senso: sono bravissimi a formare giovani calciatori, a venderli al miglior offerente incassando quanto gli serve per andare avanti e scoprire un altro giovane talento. Bravissimi. Ma non essendo un mondo di favole, purtroppo non è così che si vincono campionati competitivi e coppe europee.

Già più interessante che il Real Madrid abbia lanciato più giocatori del Barcelona, anche se tutti ci ricordiamo la Masia e le eiaculazioni giornalettistiche del tiki taka de stoca.

La Juve, per restare in casa nostra, è quinta in Italia e 37° in Europa in questa speciale graduatoria, ma ciò non le ha impedito di vincere gli ultimi centordici scudetti ed arrivare due volte in finale di Champions.

Morale: C’è chi vince in un modo, chi in un altro.

E basta.

Per dire: ieri sera l’Inter ha vinto col palleggio insistito, il City di Guardiola con un gol su rinvio del portiere.

Il mondo è bello perchè è vario. Rassegnatevi.

Noli rumpere pallas, dicevano i latini.

 

WEST HAM

I nostri non fanno in tempo a rammaricarsi per il pareggio concesso al Leicester al 90′ su autogol nella trasferta di sabato, visto quanto successo pochi minuti dopo.

Davvero da lasciare senza parole. RIP.

 

CRIBIO

Monza torna ad essere il luogo dell’Amore e dell’amicizia, se è vero che Brocchi porta a Zio Silvio e Zio Fester la prima vittoria della gestione del cuore. Anche se i gol li segnano il tatuatissimo Ceccarelli e il tamarrissimo Iocolano.

Lo so che sono stronzate, ma sono un bambino immaturo: hanno cominciato loro, Maestra, e io gli vado dietro, pappappero!

laz int 2018 2019

Giro-Giro-Tondo